martedì 9 settembre 2008

Rsi negazione dei valori della democrazia repubblicana

E' davvero singolare che un ministro della Repubblica, e in particolar modo quello della Difesa, nel giorno dell'anniversario dell'8 settembre invochi il ricordo di coloro che caddero per la Repubblica Sociale Italiana. E' singolare perché la Rsi fu lo stato fantoccio, retto unicamente dalla forza militare fornita dall'alleato nazista, contro cui la Resistenza con l'aiuto indispensabile delle forze angloamericane lottò fino alla fine della guerra. I valori di quei combattenti, quelli cioè che salirono sulle montagne l'8 settembre del 1943 e non quelli che aderirono alla Rsi sono quelli su cui è stata fondata la nostra Democrazia repubblicana. E' sulla base di quell'esperienza di lotta di liberazione che i costituenti votati dagli italiani nelle elezioni del 1946 scrissero la nostra carta fondamentale basandosi sui principi di libertà, uguaglianza, solidarietà e giustizia; principi a dir poco negati dall'esperienza stessa della Repubblica sociale. Non stupisce però che questo accada in un paese in cui già non molto tempo fa dalla terza carica dello stato partì la stessa comprensione per le ragioni di chi fece la scelta di aderire allo stato fantoccio nazifascista. Sui valori fondanti di una collettività nelle grandi democrazie non si discute, o quanto meno non lo fanno i rappresentanti delle istituzioni fondate su quei valori che si dovrebbe cercare di rappresentare tutti i giorni. Ma questo paese non è più da tempo un grande paese se mai lo è stato.

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