mercoledì 18 novembre 2009

Il malessere dei cattolici piddini: "non abbiamo le chiavi di casa"

Quale futuro attende il partito democratico? Sono in molti a porsi questa domanda da quando Pier Luigi Bersani ha vinto le primarie. Soprattutto gli ex Ppi di Marini, Fioroni e compagnia. E fin dall’intervento dell’ex Presidente del Senato, Franco Marini, all’Assemblea nazionale del 7 novembre, nel momento in cui non si è detto certo di poter dire di avere le “chiavi di casa” di questo nuovo Pd, si è acclarato un malessere della cosiddetta area cattolica. E se a quel malessere si è aggiunta qualche ora dopo la defezione, già largamente preannunciata, di Francesco Rutelli e di qualche altro parlamentare sparso (una decina in tutto) vuol dire che qualche reale motivazione politica si sta realmente profilando.
Certo Rosy Bindi è stata eletta Presidente del partito e Enrico Letta Vice Segretario. Ma basteranno queste due mosse e la presidenza del gruppo alla Camera a Dario Franceschini a tranquillizzare, non dei dirigenti politici qua e là, bensì quelle fasce di elettorato cattolico preoccupate della deriva a sinistra che starebbe prendendo il Pd di Bersani? Secondo alcuni noti dirigenti di area ex Ppi la risposta a questa domanda naturalmente è “No”. “E’ Bersani che deve farsene carico” – ha detto Pierluigi Castagnetti intervistato da Claudio Sardo su Red Tv parlando proprio della condizione attuale dei cattolici democratici nel Pd.
Dello stesso avviso si è detto qualche giorno fa’ anche l’ex Ministro della Pubblica Istruzione Giuseppe Fioroni, “Io mi sento rappresentato da un progetto politico in campo non dalle poltrone date a questo o a quello”. E ieri, in occasione della riunione dell’area che ha sostenuto Dario Franceschini alla segreteria, chiamata a licenziare la sua candidatura alla Presidenza del gruppo, data ormai per scontata, Fioroni ha chiesto proprio al diretto interessato alcune garanzie: "Non basta che il Partito democratico continui ad esistere- è stato il suo ragionamento - deve farlo nelle forme originarie che abbiamo scelto”. Fioroni insomma ha chiesto garanzie sull'identità plurale del Pd. “Nel Pd tutti devono poter sentirsi a casa, tutti devono poter parlare sentendosi a pieno titolo cittadini di questo partito”. Pronta è stata la replica di Franceschini che nel suo intervento ha detto: “c’è l'intesa dei vertici nazionali per una gestione unitaria del Pd che sarà tanto più necessaria quanto più ci si avvicinerà alle regionali. Sono stato chiaro con Bersani- avrebbe ricordato l'ex segretario- noi vogliamo poter dire la nostra, senza che questo significhi peccare di lesa maestà”.
Il Pd si trova nella solita simpatica situazione: da una parte i dipietristi-girotondini pronti a fare l’esame di antiberlusconismo al nuovo segretario e al suo gruppo dirigente, come si è potuto vedere nello scontro diretto tra Bersani e Di Pietro proprio sulla manifestazione del 5 dicembre. E dall’altro l’ala moderata che chiede garanzie sul “mantenimento del progetto originario. La strada per costruire un nuovo Pd per un nuovo centro sinistra sarà dunque ancora lunga e tortuosa.

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