Quando entravi nel Bar di Vezio a Via dei Delfini spesso ti accoglieva una melodia di un antico Jazz. Accompagnato da quelle note, lo sguardo non poteva che perdersi in quella miriade di oggetti testimoni della storia del comunismo italiano e internazionale. Potevi ammirare le effigi di Lenin in molteplici forme. Da una tela che raffigurava il leader della rivoluzione russa nella celebre posa in cui arringa le folle appena arrivato alla stazione di San Pietroburgo, fino al suo volto ricamato su un telo donato dal Pc di una delle repubbliche centro asiatiche che lo ritraeva con un taglio degli occhi molto più orientale di quanto non li avesse davvero. Che Guevara, Fidel Castro, Tito, Stalin, Mao, Ho-Chi-Min troneggiavano in questo museo dei capi del comunismo. Insieme ai volti dei rivoluzionari di ogni angolo ed epoca c’erano i simboli del blocco orientale. L’Urss su tutti. E poi c’era il Pci. Tutti i suoi capi storici avevano più di uno spazio dedicato, insieme ai tanti dirigenti di storia più recente. Foto, ritratti e quant’altro raccontavano un legame inossidabile con il Partito Comunista Italiano e con le esperienze venute dopo. L’incontro emotivo con il Pci avvenne però prima di aprire il Bar in Via dei Delfini. Nell’estate del 1960 Vezio incontrò degli operai, amici di amici, che lavoravano in una fabbrica sulla Tiburtina, in partenza per la manifestazione di Genova contro il governo Tambroni. Per riconoscersi l’un l’altro questa piccola delegazione di operai comunisti romani aveva indossato delle magliette a righe. Quando Vezio vide in televisione le immagini che resteranno il simbolo di una generazione, gli parve di riconoscere quei ragazzi in partenza da Roma. Questo legame con il comunismo italiano che non abbandonerà mai, divenne ufficiale all’inizio degli anni 70, quando alla latteria di via dei Delfini venne affidato il rifornimento alla Direzione nazionale del Pci, nella storica sede di Via delle Botteghe Oscure, 4. Nel rapporto con quello che un tempo veniva chiamato “il Partito”, Vezio sviluppò un legame speciale con un altro mito dei militanti comunisti: la Vigilanza della Direzione. Rapporto anch’esso immortalato in più foto che campeggiavano nel suo Bar, e nei racconti infiniti con cui descriveva quest’altro pezzo di storia del più grande partito della sinistra italiana. Insieme alla passione politica Vezio coltivava quella per la musica, per lo sport, con la Roma sempre nel cuore, anch’essa immancabile presenza accanto ai rivoluzionari di ogni nazione, e per i gialli che lo avvicinarono all’investigazione per gli episodi di cronaca nera. Così, entrando nel tempio della memoria del comunismo a Roma, scoprivi che il suo animatore non era un personaggio semplice. Vezio Bagazzini, classe 1942, nato e cresciuto a Trastevere, figlio di un macellaio, amava anche il cinema. L’amore per il grande schermo gli venne trasmessa dal fatto – almeno così diceva – che a Trastevere le case erano molto grandi e visto che nel dopoguerra ci abitavano tante famiglie, con tanti figli, per avere un po’ di intimità, i genitori mandavano i piccoli al cinema. Non è un caso – diceva Vezio - che Trastevere sia il quartiere con la più alta densità di sale cinematografiche a Roma. La politica entrava un po’ anche in questa sua passione. Quando ero ancora all’Università ricordo di aver visto Vezio commuoversi descrivendo la scena del film “Casablanca” in cui Bogart, di fronte a dei soldati nazisti che cantavano canzoni del reich , iniziò a intonare dal suo pianoforte le note del “la Marsigliese”, infiammando così gli animi dei presenti e mettendo i nazisti nella condizione di doversene andare dal locale. Vezio era fatto così, non si vergognava di piangere di fronte a qualche amico ricordando una scena di un film o un episodio che lo aveva colpito. Come quando ricordava Berlinguer che iniziava tutte le giornate ordinando due litri di latte da portare a casa la sera. “Il suo primo pensiero ogni mattina – mi disse con gli occhi lucidi – andava alla sua famiglia”.
La sua scomparsa, avvenuta al termine di una malattia che non gli ha dato tregua negli ultimi anni, lascia un vuoto unico nel suo genere. Il vuoto creato dalla perdita di chi custodiva un pezzo di memoria collettiva capace di attraversare tante generazioni diverse, da quelle che quella storia la avevano vissuta a quelle che di quella storia si sentivano figlie. Forse, con la morte di Vezio Bagazzini, un altro pezzo di Pci e di storia della sinistra italiana è scomparso una seconda volta. Ciao, Vezio.
sabato 23 aprile 2011
martedì 13 aprile 2010
Il Pds e Rifondazione nel 1995 vincevano. Il Pd nel 2010 ha fallito.
Il Pds nelle elezioni regionali del 1995 prese, escluse Abruzzo e Molise, 6.464.351 voti. Il Pd alle elezioni regionali appena svolte ne ha presi 6.074.282. Finì 9 a 6 per il centrosinistra, si votava appunto anche in Abruzzo e Molise in cui vinsero i candidati progressisti. Le regioni del sud e del Nord più popolose restarono però amministrate dal Centro destra: Lombardia, Veneto, Piemonte, Puglia, Campania e Calabria. In realtà quindi l’anomalia vera sono le elezioni del 2005 che segneranno una sproporzione evidente (11-2!!) rispetto agli equilibri politici consolidati, a testimonianza della sostanziale bocciatura dell’operato del governo Berlusconi, in sella dal 2001, da parte del popolo italiano. Ciò che invece salta agli occhi a due anni e mezzo dalla nascita del Pd, come dimostrano i consensi raccolti dall’allora Pds, è il suo fallimento di fatto come progetto politico vincente per la sua coalizione e per la capacità di incidere che essa ha sulla vita pubblica nazionale. Un occhio di riguardo meriterebbero anche i risultati di Rifondazione Comunista che, sempre nel 1995, pur correndo fuori dalla coalizione di centro sinistra in molte regioni, riuscì a raccoglier in quelle più grandi bottini da 200mila voti e passa di media. Ma ciò che distingue ieri da oggi è essenzialmente il carattere dei partiti della sinistra: allora radicati e con un chiaro profilo identitario, oggi irriconoscibili da un punto di vista culturale e disorganizzati sul territorio. Ecco tutto qua, serve solo un po’ più di chiarezza e un po’ più di olio di gomiti.
giovedì 25 febbraio 2010
Ma la colpa è sempre di Max?
Quando le cose vanno male a sinistra c’è sempre un colpevole: Massimo D’Alema.
E purtroppo anche a Red Tv ci si sta incagliando in questo vizio ormai ventennale di questa martoriata parte politica. A cercare di tirare per la giacca il Presidente della Fondazione Italiani Europei non è stata né la redazione né la società bensì il Vice Direttore Mario Adinolfi che, giustamente preoccupato per i 14 lavoratori della testata che da lunedì 1° marzo saranno in cassa integrazione, ha richiamato l’attenzione, forse con toni un po’ alti, tirando in ballo anche Massimo D’Alema per l’appunto e chiedendogli di assumersi le sue responsabilità nei confronti dell’azienda a lui riconducibile. Richiesta tecnicamente errata, ma tant’è. Si sa che una parte di giornalismo italiano preferisce scriver cose verosimili anziché vere. Non c’è da stupirsi che la grande stampa si sia gettata a pesce su questa succulenta vicenda mentre aveva sottaciuto completamente un comunicato del Comitato di Redazione di Red Tv che denunciava il silenzio proprio dei grandi giornali sull’eliminazione del diritto soggettivo da parte del governo che garantiva l’esistenza delle testate di partito, cooperative e di tante altre iniziative editoriali minori. Ma questo naturalmente non importa, la colpa è sempre di Massimo D’Alema.
In realtà infatti sarebbe giusto ricordare che la nascita di Red Tv, sorta dall’esperienza di Nessuno Tv, è stata possibile proprio grazie all’intervento e all’interessamento della Fondazione Italiani Europei. Grazie a quell’impegno professionisti del calibro di Lucia Annunziata, Ritanna Armeni, Oscar Giannino, Marco Damilano e tanti altri, hanno dato gratuitamente il loro contributo procurando ulteriore qualità e ulteriore visibilità alla testata. Inoltre va aggiunto che questo rilancio fu in realtà un salvataggio perché il governo di centrosinistra guidato da Romano Prodi aveva deciso che per abbattere i costi della politica bisognava privare l’allora Nessuno Tv del diritto soggettivocon il decreto legge 31 dic 2007 n. 248. Questi sono i fatti e credo che sia giusto ricordarli. Certamente in queste settimane la Fondazione e l’azienda hanno fatto tutto ciò che era in loro potere per evitare la chiusura di Red Tv. Sarebbe opportuno adesso cercare di dare ciascuno il proprio contributo per cercare una soluzione positiva per tutti. Per i 14 lavoratori che rischiano la cassa integrazione e per tutti i collaboratori che già stanno a casa senza neanche la copertura degli ammortizzatori sociali. Proseguiamo la battaglia per la riforma del settore e chiediamo un impegno in più a tutti coloro che ci possono dare una mano compresi quei grandi giornalisti esterni alla testata che hanno reso importante l’esperienza di Red Tv nell’ultimo anno. Non tiriamoci indietro ma soprattutto: non facciamoci del male.
E purtroppo anche a Red Tv ci si sta incagliando in questo vizio ormai ventennale di questa martoriata parte politica. A cercare di tirare per la giacca il Presidente della Fondazione Italiani Europei non è stata né la redazione né la società bensì il Vice Direttore Mario Adinolfi che, giustamente preoccupato per i 14 lavoratori della testata che da lunedì 1° marzo saranno in cassa integrazione, ha richiamato l’attenzione, forse con toni un po’ alti, tirando in ballo anche Massimo D’Alema per l’appunto e chiedendogli di assumersi le sue responsabilità nei confronti dell’azienda a lui riconducibile. Richiesta tecnicamente errata, ma tant’è. Si sa che una parte di giornalismo italiano preferisce scriver cose verosimili anziché vere. Non c’è da stupirsi che la grande stampa si sia gettata a pesce su questa succulenta vicenda mentre aveva sottaciuto completamente un comunicato del Comitato di Redazione di Red Tv che denunciava il silenzio proprio dei grandi giornali sull’eliminazione del diritto soggettivo da parte del governo che garantiva l’esistenza delle testate di partito, cooperative e di tante altre iniziative editoriali minori. Ma questo naturalmente non importa, la colpa è sempre di Massimo D’Alema.
In realtà infatti sarebbe giusto ricordare che la nascita di Red Tv, sorta dall’esperienza di Nessuno Tv, è stata possibile proprio grazie all’intervento e all’interessamento della Fondazione Italiani Europei. Grazie a quell’impegno professionisti del calibro di Lucia Annunziata, Ritanna Armeni, Oscar Giannino, Marco Damilano e tanti altri, hanno dato gratuitamente il loro contributo procurando ulteriore qualità e ulteriore visibilità alla testata. Inoltre va aggiunto che questo rilancio fu in realtà un salvataggio perché il governo di centrosinistra guidato da Romano Prodi aveva deciso che per abbattere i costi della politica bisognava privare l’allora Nessuno Tv del diritto soggettivocon il decreto legge 31 dic 2007 n. 248. Questi sono i fatti e credo che sia giusto ricordarli. Certamente in queste settimane la Fondazione e l’azienda hanno fatto tutto ciò che era in loro potere per evitare la chiusura di Red Tv. Sarebbe opportuno adesso cercare di dare ciascuno il proprio contributo per cercare una soluzione positiva per tutti. Per i 14 lavoratori che rischiano la cassa integrazione e per tutti i collaboratori che già stanno a casa senza neanche la copertura degli ammortizzatori sociali. Proseguiamo la battaglia per la riforma del settore e chiediamo un impegno in più a tutti coloro che ci possono dare una mano compresi quei grandi giornalisti esterni alla testata che hanno reso importante l’esperienza di Red Tv nell’ultimo anno. Non tiriamoci indietro ma soprattutto: non facciamoci del male.
martedì 23 febbraio 2010
Sosteniamo l'appello dei parlamentari
Il pluralismo dell’informazione è un bene pubblico, un diritto di ogni cittadino. Solo il libero confronto tra più voci, più mezzi di informazione e più editori, ciascuno con i propri legittimi interessi e convincimenti, può garantire la minima vitalità e trasparenza del dibattito pubblico, fondamento di qualsiasi sistema democratico. Nell’Italia di oggi, però, il mercato non offre queste condizioni. Lo stato deve pertanto intervenire per assicurarle, garantendo la sopravvivenza di quel minimo di pluralismo nell’offerta che oggi è invece messo radicalmente in discussione dalle nuove norme sui contributi all’editoria. Se non verranno rapidamente modificate, queste norme costringeranno a chiudere decine di testate, private di colpo del cosiddetto “diritto soggettivo” al contributo. Spegnere anche queste voci significa assestare un colpo mortale a quel poco, pochissimo che resta della libertà d’informazione in Italia. Per questo facciamo nostro l’appello già sottoscritto da centinaia di parlamentari di maggioranza e opposizione per l’immediato ripristino del “diritto soggettivo” di quelle testate, garanzia dei diritti di tutti.
venerdì 12 febbraio 2010
PER LA LIBERTA' E PER LA DEMOCRAZIA
EDITORIA: CDR RED TV, “RINCRESCE SILENZIO GRANDE STAMPA”
Roma, 11 febbraio. Il comitato di redazione di Red Tv esprime la sua grande preoccupazione per la scelta del governo di non reintrodurre il diritto soggettivo nel decreto mille proroghe. Tale diritto ha fin qui garantito alle testate politiche e cooperative la possibilità di continuare a svolgere il proprio lavoro con passione e professionalità. Il lavoro di cui parliamo è quello dell’informazione con particolare sensibilità al dibattito politico e culturale esercitato in maniera libera e autonoma.
Le testate giornalistiche coinvolte sono più di 100 e i lavoratori che rischiano il posto sono 4000 secondo i dati della Federazione Nazionale Stampa Italiana. Rincresce il fatto che la grande stampa italiana a partire da Repubblica al Corriere della Sera non stia dando alcuno spazio alla vicenda, più preoccupati dal provvedimento sulla par condicio e tranquillizzati dal fatto che tanto continueranno a prendere i rimborsi dallo Stato. La libertà e la democrazia valori di cui spesso questi giornali si sono fatti portatori, sono in questo modo derubricati a diritti privati e divengono così privilegio dei più forti. La nostra piccola iniziativa editoriale, composta da 14 lavoratori presenti in redazione, nell’amministrazione e ai circa 30 collaboratori, che non possiede i lauti mezzi dei grandi gruppi editoriali si trova ora di fronte alla prospettiva della Cassa integrazione. Con questo comunicato intendiamo informare i nostri telespettatori di quanto sta avvenendo anche per denunciare il silenzio che si sta creando attorno ad una vicenda che tocca molto da vicino la qualità della nostra democrazia.
Il comitato di redazione di Red Tv
Roma, 11 febbraio. Il comitato di redazione di Red Tv esprime la sua grande preoccupazione per la scelta del governo di non reintrodurre il diritto soggettivo nel decreto mille proroghe. Tale diritto ha fin qui garantito alle testate politiche e cooperative la possibilità di continuare a svolgere il proprio lavoro con passione e professionalità. Il lavoro di cui parliamo è quello dell’informazione con particolare sensibilità al dibattito politico e culturale esercitato in maniera libera e autonoma.
Le testate giornalistiche coinvolte sono più di 100 e i lavoratori che rischiano il posto sono 4000 secondo i dati della Federazione Nazionale Stampa Italiana. Rincresce il fatto che la grande stampa italiana a partire da Repubblica al Corriere della Sera non stia dando alcuno spazio alla vicenda, più preoccupati dal provvedimento sulla par condicio e tranquillizzati dal fatto che tanto continueranno a prendere i rimborsi dallo Stato. La libertà e la democrazia valori di cui spesso questi giornali si sono fatti portatori, sono in questo modo derubricati a diritti privati e divengono così privilegio dei più forti. La nostra piccola iniziativa editoriale, composta da 14 lavoratori presenti in redazione, nell’amministrazione e ai circa 30 collaboratori, che non possiede i lauti mezzi dei grandi gruppi editoriali si trova ora di fronte alla prospettiva della Cassa integrazione. Con questo comunicato intendiamo informare i nostri telespettatori di quanto sta avvenendo anche per denunciare il silenzio che si sta creando attorno ad una vicenda che tocca molto da vicino la qualità della nostra democrazia.
Il comitato di redazione di Red Tv
lunedì 18 gennaio 2010
Casini: M'ama o non m'ama?
L’Udc è l’ago della bilancia? Forse. Ma sembra pendere molto più da una parte che dall’altra. Il sogno di Casini piano piano potrebbe anche avverarsi. Sì perché la politica che doveva essere dei due forni sembra poter diventare quella di un forno solo, quello del centro sinistra. Con il niet di Berlusconi all’alleanza con l’Udc anche in molte regioni dove l’accordo sembrava fatto, rischiano di andare a gambe per aria. Nel Lazio ad esempio è stato proprio il leader locale del partito di Casini a metter in guardia la candidata del centrodestra, vicina a Fini, Renata Polverini, “senza l’Udc la Polverini rischia” ha dichiarato in un comunicato Ciocchetti, rispondendo così al forzista del Pdl Giro che nel pomeriggio aveva chiosato: “L'accordo con l'Udc nel Lazio è illogico, occorre appellarsi alla coerenza politica e fare aggiustamenti nel Lazio”. Ma a gettare benzina sul fuoco aveva cominciato Sandro Bondi sulla Stampa: “Il mio sospetto è che l'Udc nasconda decisioni già assunte, cioè la volontà di stipulare alleanze organiche con la sinistra”. E non ci era andato leggero neanche il Ministro delle Infrastrutture su Repubblica: “Intese solo su nostri candidati. Il Lazio? Se ci ripensano fatti loro. Non si può aprire una trattativa con il partito di Casini intenzionato a proseguire con la politica del doppio forno”. E sarà proprio questa la proposta che Altero Matteoli porterà mercoledì all'ufficio di presidenza del Pdl. Ma per Matteoli non è tutto, “siano Pdl e Lega – ha aggiunto - a decidere le candidature. Se poi Casini condividerà candidato e programma allora potrà appoggiarci, ma non potrà concorrere alla scelta”.
Matteoli ha parltoa di un'alleanza nel Lazio che è “cosa fatta”. Se l'Udc dovesse ripensarci, ha detto a Repubblica, “sarà un problema suo”. In Calabria invece il possibile appoggio del Pd a un candidato dell'Udc 'e' una svolta delle ultime ore, perché lì sembrava esserci un'intesa dei centristi con Scopelliti”.
Ma non sono soltanto il Lazio e la Calabria ad innervosire gli esponenti del Pdl. Perché anche in Campania un eventuale accordo tra l’Udc e il centro sinistra rischierebbe di tenere lontano ancora per un po’ il centro destra dal governo della regione. Per il sottosegretario all'Economia Nicola Cosentino, infatti “sarebbe paradossale che l’Udc non venisse con noi a concorrere nel cambiamento”. “E' stato con noi all'opposizione per tanto tempo – ha aggiunto Cosentino - adesso è con noi al governo nelle province, mi dispiace questa politica ancora ambigua. Diciamo loro fate presto, altrimenti le porte dell'alleanza sono chiuse”. E lo stesso Stefano Caldoro, candidato Pdl alla presidenza della Regione Campania, nella sua prima conferenza stampa ha rivolto un appello al partito di Casini: “Chiamiamo gli alleati alla coerenza”. In merito alle alleanze per Caldoro il punto di partenza sarà “l'accordo programmatico costruito nell' ultima competizione elettorale e che ci ha consentito di governare l'80 per cento dei cittadini. E soprattutto – ha concluso - chiama in causa la coerenza”. Insomma, se l’Udc dovesse effettivamente appoggiare tutti i candidati del centro sinistra e restare con il Pdl soltanto in Lombardia e Veneto, per il centrodestra queste regionali potrebbero trasformarsi in un vero e proprio incubo.
Matteoli ha parltoa di un'alleanza nel Lazio che è “cosa fatta”. Se l'Udc dovesse ripensarci, ha detto a Repubblica, “sarà un problema suo”. In Calabria invece il possibile appoggio del Pd a un candidato dell'Udc 'e' una svolta delle ultime ore, perché lì sembrava esserci un'intesa dei centristi con Scopelliti”.
Ma non sono soltanto il Lazio e la Calabria ad innervosire gli esponenti del Pdl. Perché anche in Campania un eventuale accordo tra l’Udc e il centro sinistra rischierebbe di tenere lontano ancora per un po’ il centro destra dal governo della regione. Per il sottosegretario all'Economia Nicola Cosentino, infatti “sarebbe paradossale che l’Udc non venisse con noi a concorrere nel cambiamento”. “E' stato con noi all'opposizione per tanto tempo – ha aggiunto Cosentino - adesso è con noi al governo nelle province, mi dispiace questa politica ancora ambigua. Diciamo loro fate presto, altrimenti le porte dell'alleanza sono chiuse”. E lo stesso Stefano Caldoro, candidato Pdl alla presidenza della Regione Campania, nella sua prima conferenza stampa ha rivolto un appello al partito di Casini: “Chiamiamo gli alleati alla coerenza”. In merito alle alleanze per Caldoro il punto di partenza sarà “l'accordo programmatico costruito nell' ultima competizione elettorale e che ci ha consentito di governare l'80 per cento dei cittadini. E soprattutto – ha concluso - chiama in causa la coerenza”. Insomma, se l’Udc dovesse effettivamente appoggiare tutti i candidati del centro sinistra e restare con il Pdl soltanto in Lombardia e Veneto, per il centrodestra queste regionali potrebbero trasformarsi in un vero e proprio incubo.
lunedì 11 gennaio 2010
ROMA: ROSARNO ARRIVA A CASALOTTI?
Secondo Sinistra e Libertà gli immigrati del XVIII° Municipio di Roma sarebbero stati vittima di metodi e azioni dell'ormi tristemente noto centro calabrese.
Di seguito il comunicato di SeL riportato da alcune agenzie di stampa.
Piazza Ormea (XVIII Municipio di Roma) come Rosarno? A chiederselo è Sinistra e Libertaà che oggi ha espresso 'piena solidarietà' agli immigranti che in mattinata, nel popoloso quartiere di Casalotti sono stati vittime, si afferma, 'di una spettacolare operazione di rastrellamento ed intimidazione'.
'E' chiaro che la giunta di destra del Municipio 18, vuole mascherare il fallimento della propria azione di governo del quartiere, dal mancato prolungamento della linea A della metropolitana, all'incapacita' di trovare soluzioni condivise al problema del traffico, - si legge nel comunicato di Sinistra e libertà del XVIII Municipio - alimentando la strategia della paura e cercando di scatenare, proprio come a Rosarno, una vera e propria caccia al 'clandestino''.
A 'stupire' è il fatto che 'in un quartiere strangolato dal traffico, venga richiesto l'intervento della Polizia Municipale soltanto per allontanare pochi migranti dal mercato rionale'.
'Stupisce poi come, - prosegue SeL - in un municipio afflitto dal pizzo e dall'usura, la destra sia assolutamente priva di strategie di contrasto al fenomeno mafioso, e punti il dito soltanto contro quelli che il presidente Daniele Giannini definisce in maniera sprezzante 'vu cumpra'. Se la legalita' che ha in mente la destra mira a reprimere e criminalizzare poveri e sfruttati, facendoli passare da criminali e carnefici, Sinistra e Liberta' - si conclude - si mobilitera' per difendere la legalita' Costituzionale, che afferma senza se' e senza ma che nessun essere umano e' illegale, e che i diritti umani e sociali delle persone prescindono dalla nazionalita', dalla condizione economica e dal colore della pelle'.
Di seguito il comunicato di SeL riportato da alcune agenzie di stampa.
Piazza Ormea (XVIII Municipio di Roma) come Rosarno? A chiederselo è Sinistra e Libertaà che oggi ha espresso 'piena solidarietà' agli immigranti che in mattinata, nel popoloso quartiere di Casalotti sono stati vittime, si afferma, 'di una spettacolare operazione di rastrellamento ed intimidazione'.
'E' chiaro che la giunta di destra del Municipio 18, vuole mascherare il fallimento della propria azione di governo del quartiere, dal mancato prolungamento della linea A della metropolitana, all'incapacita' di trovare soluzioni condivise al problema del traffico, - si legge nel comunicato di Sinistra e libertà del XVIII Municipio - alimentando la strategia della paura e cercando di scatenare, proprio come a Rosarno, una vera e propria caccia al 'clandestino''.
A 'stupire' è il fatto che 'in un quartiere strangolato dal traffico, venga richiesto l'intervento della Polizia Municipale soltanto per allontanare pochi migranti dal mercato rionale'.
'Stupisce poi come, - prosegue SeL - in un municipio afflitto dal pizzo e dall'usura, la destra sia assolutamente priva di strategie di contrasto al fenomeno mafioso, e punti il dito soltanto contro quelli che il presidente Daniele Giannini definisce in maniera sprezzante 'vu cumpra'. Se la legalita' che ha in mente la destra mira a reprimere e criminalizzare poveri e sfruttati, facendoli passare da criminali e carnefici, Sinistra e Liberta' - si conclude - si mobilitera' per difendere la legalita' Costituzionale, che afferma senza se' e senza ma che nessun essere umano e' illegale, e che i diritti umani e sociali delle persone prescindono dalla nazionalita', dalla condizione economica e dal colore della pelle'.
Iscriviti a:
Post (Atom)
