Fausto Bertinotti, ex Presidente della Camera e leader storico della sinistra radicale italiana entra verso le 11.20 nella redazione di Red Tv per un’intervista con Mario Adinolfi durante la trasmissione “Finimondo”. Sfoglia i giornali in redazione prima di avviarsi al piano superiore dove avrà luogo una discussione a tutto campo che, partita dalla riflessione aperta dalle cerimonie per i 20 anni dalla caduta del muro svoltesi ieri, ha portato rapidamente all’analisi delle lotte e delle sconfitte subite, chi più chi meno, dalle sinistre europee. A partire dalla domanda di fondo se si stava meglio quando si stava peggio, riferito alle popolazioni dell’Europa orientale ma anche ovviamente a chi, avendo rappresentato una delle versioni del comunismo, è comunque chiamato a rendere conto, l’ex leader di Rifondazione comunista ha voluto subito rispondere con un altro quesito: “Ma chi è che sta meglio oggi? Ricordo una riflessione fatta di recente dallo storico marxista Eric Hobsbawn il quale in un seminario organizzato dalla Fondazione Gorbaciov ha indicato una delle chiavi interpretative per il nostro tempo, “20 anni fa dicevamo che quel mondo era finito, oggi diciamo che il nostro mondo vive una crisi grave”. Ma a parte la riflessione più generale sul fatto in sé e sul bilancio che dei nostri tempi si può fare in corso d’opera la discussione si è spostata sulla parte politica che da quell’evento è stata principalmente colpita, e cioè la Sinistra. “Si pensava che la caduta del muro avrebbe investito principalmente i comunisti ma si è compiuto un errore di sottovalutazione degli effetti di lunga durata che quell’evento ha generato”, ha detto Bertinotti, senza voler per altro dimostrare di avere alcun rimpianto per i sistemi autoritari di oltre cortina: “Dal nostro punto di vista, cioè quello europeo occidentale, nessuno avrebbe fatto a cambio, e oggi quelle popolazioni stanno certamente meglio ma utilizzando solo questo paradigma non si capirebbe il fenomeno che ha attraversato Berlino, e cioè quello della Nostalgie” .“Un fenomeno che in sostanza vuole denunciare principalmente la mancanza di una città più rassicurante e di relazioni interpersonali più profonde. Quindi la nostalgia per le lunghe chiacchere, per quella socialità e per il tempo passato insieme”. Ed è questa parte che Bertinotti porterebbe, “estraendola dalle macerie”, nel futuro. “Ma – ha sottolineato - farei sempre vedere insieme i due film simbolo delle due facce della medaglia: “Goodbye Lenin” per quanto riguarda la Nostalgie e “Le vite degli Altri” per quanto riguarda la realtà dura e pervasiva dei regimi totalitari del socialismo reale”. Insomma probabilmente – ha rilevato l’ex leader del Prc - quella nostalgia non ci sarebbe stata in Germania se la globalizzazione non avesse così devastato le relazioni interpersonali.” Ecco però che dalla riflessione su quanto accaduto in passato si è arrivato a quanto avviene oggi e sul perché le sinistre vivano la crisi che vivono. Certamente c’entra eccome la fine del muro e l’incapacità di una riflessione seria e approfondita sulle conseguenze politiche più generali che quel crollo ha determinato. Ed è qui che Bertinotti ha illustrato la sua versione indicando 3 ragioni: “La prima è che partendo dalla caduta del muro si era pensato che quella sconfitta sarebbe ricaduta principalmente sui partiti comunisti. Invece a 20 anni di distanza bisogna riconoscere che ne hanno fatto le spese anche i socialisti, socialdemocratici e laburisti europei”. “Perché in altre parti del mondo la sinistra non sta così male – ha sottolineato Bertinotti -, penso all’America Latina, oppure alla riforma della sanità voluta da Obama che avvicina molto quella parte alle parole d’ordine di quella che è stata la sinistra europea”.
“l’altro motivo risiede nella storia degli ultimi anni, e cioè prima i comunisti, socialisti e socialdemocratici europei hanno dato vita al più grande compromesso sociale mai visto al mondo. Ma poi – ha scandito Bertinotti -, quel modello è stato sconfitto. Infine l’ultimo motivo è il fallimento dei governi di centro sinistra di fronte alla globalizzazione e la sfiducia che nel proprio elettorato di riferimento essi hanno generato.” E sulla sinistra italiana ha detto: “l’uscita dall’esperienza del novecento si è tradotta in sostanza in una proposta di modernizzazione del paese mentre è stata completamente abbandonata la frontiere della trasformazione e del cambiamento. La sinistra europea o diventa di nuovo un soggetto della trasformazione oppure non ce la fa”.
La riflessione che sulla storia della sinistra italiana Bertinotti ha proposto è la seguente: “se partiamo dalla riflessione sul centrosinistra dantan e cioè quello del 1961-63, prima di Fanfani e poi di Moro, dobbiamo come sinistre tentare un bilancio della storia dell’alleanza di centro sinistra. Questo vuol dire affrontare temi economici, sociali e politici. Io penso che sostanzialmente quella sia stata un’alleanza idonea a favorire la trasformazione ma inidonea a favorire il cambiamento”.
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