Barbara Pollastrini parla di un risultato davvero bello raggiunto da queste primarie, non solo per la sua Milano dove sono andate a votare più persone della volta precedente ma anche per “il momento difficile segnato dall’intreccio tra crisi democratica e crisi economica. ” Buoni i primi passi mossi da Bersani”, dice agli Altri ma parla anche di una responsabilità collegiale di fronte ai tre milioni di elettori che al nuovo Pd e a un nuovo centrosinistra chiedono una svolta. “Bisogna reinsediare valori e civismo nella società italiana” insiste e parla della scommessa che il Pd ha davanti a sé: “il compito è quello di unire il drammatico disagio sociale all’indignazione morale e rappresentarli insieme”. Barbara Pollastrini non crede a una assuefazione diffusa, vede potenzialità nei conflitti aperti nella società da diversi soggetti ma teme la fragilità della politica nell'indicare un orizzonte comune di rivincita. Racconta: “Sant. Agostino diceva che la speranza ha due figli: la rabbia e il coraggio. Oggi potremmo dire che ci sono tante rabbie e tanti coraggi, sta al Pd e ai progressisti unirle e rappresentarle.”
Barbara Pollastrini che giudizio dà sulle primarie di domenica?
La sensazione che ho provato in Lombardia è stata bella, calda come il cielo di quella giornata. L'immagine è quella di un popolo contro il populismo. E ciò in un momento molto difficile segnato da una crisi democratica e da una crisi economica dagli sbocchi inquietanti. Il nostro congresso fino alla partecipazione alle primarie ha mostrato un antidoto e una risorsa per tutti.
Prima dagli operai a Prato, poi un giro di colloqui con le forze politiche dell’opposizione e con i vertici delle Istituzioni. Come le sono sembrati i primi passi mossi dal neosegretario Bersani?
Buoni davvero. La sua prima battuta da segretario dice molto di lui “nella vittoria di tutti c’è anche la mia”. Con il termine ‘tutti’ Bersani ha inteso il pluralismo del PD, ma credo qualcosa di più. La sinistra, i progressisti come comunità che deve ritrovare un cammino per l'alternativa. D'altronde dall'inizio aveva affermato ‘No ad un uomo solo al comando’. In un Paese oggi malato di plebiscitarismo e con un crepuscolo del bersluconismo che rende evidente la continuità con la parte peggiore e più oscura della storia d'Italia, una leadership è tanto più autorevole quanto sa investire su classi dirigenti di qualità nei territori e al centro, capaci di promuovere movimento delle coscienze, di coinvolgere altri. I suoi primi passi dicono di uno stile. Essere sé stesso anche per comunicare un messaggio di autonomia dai poteri mediatici, economici ed ecclesiali. Una responsabilità anche per ognuno di noi. Di fronte a quei 3 milioni di elettori che erano lì per chiedere una svolta al Pd e al nuovo centrosinistra in termini di opposizione, di alternativa credibile, di coerenze.
Quali sono secondo lei le priorità per il Partito Democratico: le alleanze, il profilo identitario o altro?
Intanto recuperare l’ambizione morale di un partito storico. C’è bisogno di rialzare l’asticella delle idee e dei traguardi. Un partito ha senso storico se si propone un balzo in avanti in termini di uguaglianza e libertà per milioni e milioni di persone. Con uno sguardo sul mondo: Obama, Lula, la Cina, le grandi leadership si confrontano col mondo. Non si possono rimuovere le oltre 50 guerre che affliggono il pianeta, i disastri ambientali, la fame, ingiustizie inaccettabili. Il grande tema dei diritti umani a partire dalle donne. Crescono i fondamentalismi e il corpo delle donne, la dignità femminile è il “campo di battaglia” per un dominio proprietario e maschilista. Proprio perché la pressione delle donne per la loro libertà come libertà di tuttie l'affermazione di nuove leadership è incontenibile. Pensa all'Iran, nei territori diseredati dell'Africa, dell'India. Ma anche in Italia l’alfabeto della politica del Partito democratico deve ricominciare proprio dai termini: libertà, uguaglianza e democrazia. Ricordiamoci sempre che nel nostro Paese l’allargamento dei diritti sociali, civili è tutt’uno con la crescita economica complessiva, con la possibilità di fare saltare chiusure, opacità,, familismo e promuovere talenti, dinamismo.
E quindi?
Vedo una segmentazione dei movimenti. Manifestano i lavoratori atipici e gli operai, ci si mobilita contro l'omofobia, per la ricerca scientifica, si raccolgono firme per la dignità femminile, il bel corteo contro il razzismo o l'impegno contro le mafie, associazioni di solidarietà. E poi le tante persone che, in solitudine, non chinano la testa. Ma tutto questo è ancora diviso. Insisto, il compito del Pd e di un nuovo centrosinistra è quello di unire il drammatico disagio sociale all’indignazione morale e rappresentarli insieme. Da qui deriverà la forza e la tenuta delle alleanze politiche. Da una visione sul cambiamento da proporre per la società italiana.
Ma come si mettono d’accordo Casini e Vendola ad esempio sui temi etici?
Non è facile lo so e per quanto mi riguarda su quei temi mi sento più vicina a Vendola. Intanto ci si confronti sulla democrazia, sull'evidenza che investire sui diritti e i doveri della persona è la via per consolidare quei principi costituzionali oggi messi a rischio. A Casini chiederei come è possibile produrre una crescita senza considerare la spinta di una responsabilità individuale? Ma questa responsabilità individuale può fermarsi innanzi alle scelte che le sono più proprie? La dichiarazione di fine vita, una convivenza regolata nei diritti e doveri, un uso serio della fecondazione assistita? In Europa credenti e non anche tra leadership moderate hanno posizioni aperte su questi temi, per non parlare dei progressisti.
Senta onorevole, la reazione della Bindi a Berlusconi ha suscitato un’ondata di orgoglio nel mondo delle donne. Si è trattato di un momento mediatico o di un qualcosa di più profondo?
Le donne non sono in silenzio. Né nel mondo, come cercavo di dire, né in Italia. Anche rinunciare alla maternità per molte è il modo per esprimere l'insopportabilità di una precarietà feroce. Se si osserva vedi quante donne protagoniste nel sindacato, nei comitati, nelle associazioni, nell'impresa. Quanti successi nello studio e nella ricerca. Quante fatiche ma quanta voglia di farcela. Ancora una volta è la politica, la nostra ad apparire fragile, a non rappresentare. Per questo volgiamo voltare pagina. Sant Agostino diceva che la speranza ha due figli: la rabbia e il coraggio. Oggi io vedo tante rabbie e tanti coraggi. Sta a noi, un noi largo, unirle e rappresentarle. Rosy ha fatto questo, anche simbolicamente, ecco perché ha riscosso consenso.
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